In collaborazione con Gioia Donati che ringrazio nuovamente per la copia concessa
Ben ritrovate Peccatrici,
ventiquattr’ore fa è uscito il III irripetibile volume della serie “Gli Irripetibili” dell’irripetibile COSA (scusate la ripetizione), ma mando a ramengo il galateo di una buona recensione e scrivo come mi pare sperando di non commettere errori irripetibili e cercando di non essere ripetitiva (mi scuso ancora della ripetitività).
Intanto questo è un romanzo irripetibile. Irripetibile l’ho già detto? Sì? Ah, non mi pareva di essermi ripetuta, ma se l’ho fatto proverò a non ripetermi nelle ripetibili ripetizioni che si ripeteranno.
Cosimo, ripetitivo emblema degli sbagli e cadute di stile ripetute e perpetrate ripetutamente nel corso degli anni, è un soggetto maschile irripetibile e io di lui mi sono innamorata a ripetizione ogni volta che apriva bocca. Sì, anche quando uscivano parole irripetibili su cui era meglio tacesse, quando certi passi falsi era meglio non fossero ripetuti e quando le insicurezze si ripetevano ripetutamente nella sua testa. Ma non sarebbe un irripetibile poiché il Centofanti è unico e con illogica convinzione affermo che non può essere ripetibile.
Beatrice ha un’ossessione ripetuta e reiterata per lui e se la coltiva ripetutamente per decenni, trasmettendo irripetibili emozioni e stati d’animo che sono ripetutamente veri. Tutto chiaro?
Ora. A furia di ripetermi non so più di quale libro irripetibile volevo parlare in maniera non ripetitiva, ma nel cercare di farvi comprendere quanto i contenuti abbiano molti aspetti irripetibili, ho la strana sensazione di risultare ripetitiva. Quindi non fatemi ripetere ripetizioni ripetibili o ripeto ripetutamente le stesse ripetitività e non ne usciamo.
Questo III capitolo è la storia accidentata tra un prodotto autospacciatosi per bigiotteria al mercato dell’usato e un tesoriere che lo ha considerato un pezzo di valore. Non agli occhi degli altri forse, ma per chi quei soldi li ha sudati e spesi più che volentieri ritenendolo un investimento. Dal rendimento incerto e basculante siamo d’accordo, però a suo modo costante nelle sue imperfezioni, ma questo è un altro discorso e io di Borsa non ne capisco nulla. Ma una cosa ce l’ho ben chiara: oggi puoi aver accumulato un capitale considerevole, il giorno dopo dilapidarlo e restare in braghe di tela o essere defraudata di tutto, anche delle certezze.
È anche la cronaca di un torneo a carte: puoi avere la fortuna di avere una buona mano, la perseveranza di attendere un giro migliore, puoi decidere di bluffare o adottare strategie insoddisfacenti reputandole vincenti. La tecnica conta, ma in una coppia di giocatori occorre sforzarsi di guardarsi dentro, ricordarsi che l’intesa fa la differenza durante la partita, realizzare come gestire i Carichi e, soprattutto, come non sacrificare e tentare di conservare l’Asso.
Il romanzo è lungo (come Crepacuore, Ottativo D’Amore era una ‘trappola’) ma è imperdibile perché ogni passo narrato, ogni episodio, ogni boutade prendono vita e catturano, non c’è niente da fare. Non state solo leggendo un libro, non state neanche solo assistendo ai travagli e alla longevità di questa relazione e dei suoi protagonisti. No, no, no. Vi state agitando, mettendo la mano sulla fronte e nei capelli, scuotendo la testa, insultando e solidarizzando con loro. State partecipando a questa unione/disunione perché siete entrate nella Cricca fiorentina, che ne siate consapevoli o meno, Maremma Irripetibile!
“C’ERAVAMO MALE AMATI – Quando l’amore viene per nuocere” mette il sigillo definitivo sul talento singolare di Gioia Donati. Se col primo volume poteva essere una sorpresa, col secondo una conferma, con questo dichiaro la mia resa incondizionata e la ritengo una delle migliori letture del 2026. Mi ci gioco la ‘carriera’ di lettrice e recensionista, ma se ho preso un abbaglio, preferisco continuare ad essere accecata.
La COSA ha dalla sua un’identità autoriale centrata fatta di pensieri tangibili, movimentazioni spesso disallineate dei suoi interpreti che hanno però fondamenta solide, un linguaggio narrativo libertario e che si incastra perfettamente tra l’introspezione e la praticità. La connessione che si è creata con questa serie è totale e non ha nessuna crepa, nessuna critica, neanche uno spiffero. Figuriamoci poi con questo romanzo dove ha fatto Cappotto!
Buona lettura Peccatrici, ci rivedremo presto.
P.s. Non datele una chance, ma concedetela a voi stesse.
Moira




