Ringrazio Quixote Edizioni per la collaborazione e la copia concessa
Buongiorno Peccatrici,
non vedevo l’ora di tornare a leggere C.P. Harris che con questo MM alza addirittura il livello di un suo precedente romanzo che mi aveva stregata e lo fa con “IL BUGIARDO” (#1 Infidelity Series). Questa è la storia di Jasper e Cole.
L’autrice dà una spinta decisa e rappresentativa ad entrambi, non lesina affatto sui significati di “appartenenza” e “possessività”, ma rende questi aggettivi talmente permeanti da farli risultare l’unico concetto di amore possibile per i protagonisti.
È la forza indissolubile di un legame non immorale o proibito, ma talmente accecante e irreversibile da aver fatto franare il loro castello e soffocato le loro esistenze. Oggi Jasper ha un marito, una carriera in evoluzione e una culla di illusioni di cui sabota ogni vagito di verità. Non riesce a guardarsi allo specchio e fare i conti con sé stesso e si tappa le orecchie per non sentire la voce della sua coscienza punitiva. Che torna a urlare quando ricompare Cole. E quel richiamo maniacale rimbomba come un’eco fino in fondo all’anima.
La sinossi recita: “Cole Kincaid arriva a New York con secondi fini, ma buone intenzioni.” e farà entrambe le cose. Perché lui è uno che non si dimentica, uno che non concede spazi ma li occupa tutti. E Jasper non può più essere in ognuno di essi. Perché farebbe troppo male, sarebbe troppo sbagliato, ma sarebbe disperatamente l’unica cosa reale e vitale che vuole.
Il romanzo possiede quella bellezza ruvida e graffiante che toglie l’aria eppure riempie i polmoni, dove assenze e rimorsi non sono assemblati in compartimenti stagni, non sono sopiti, ma restano vigili e tumultuosi. Più domabili in Cole, meno arginabili per Jasper: il primo è resistente anche se i compromessi tentano di violentarne la natura, l’altro sbiadisce nelle sue stesse convinzioni per non lasciare che le colpe si rimarginino. Sono il marchio indelebile del loro reato e della loro condanna.
Il vigore sessuale non è coniugato all’imperfetto o al condizionale, ma indica il modo imperativo di una necessità molto più intricata dell’atto fisico in sé. Esprime le loro personalità in maniera urgente e prorompente: la nitroglicerina che scorre nelle vene di Cole è una pura esplosione di territorialità, ma non è né sorda e né cieca. Non ci sono sprazzi di malvagità o sadismo emotivo, ma un cuore enorme che batte e un sentimento cristallino. Jasper è l’uomo che sa inclinarsi e appagare quel monopolio intimo e mentale non solo come scelta di sottomissione, ma ricambiando con lo stesso ardore e la stessa dipendenza affettiva.
“IL BUGIARDO” supera le premesse e le aspettative, disarticola le convinzioni e mette a tacere i benpensanti: c’è dolcezza nell’aggressività, c’è comprensione dietro ai silenzi e sincerità anche dentro alle bugie. E c’è un amore assoluto nato su basi solidali, ma che poi è salpato e ha preso il largo senza che le maree potessero sommergerlo.
I codici narrativi dell’autrice sono impattanti, diretti e dichiarati con una superba gestione dei contenuti; si imbratta, si sporca, ammette e denuncia, ma come il suo romanzo, non è colpevole di nulla. Solo di aver scritto un testo che rasenta la perfezione.
Buona lettura Peccatrici, mi auguro che Quixote Edizioni non tardi con il secondo volume della serie!
Moira




