In collaborazione con l’autrice e la Casa Editrice che ringrazio per la copia concessa
Buongiorno Peccatrici,
era ora che leggessi il II volume della “Sins of Saint Augustine Series” di Devi L. Fitzgerald edito Words Edizioni perché il primo (Lust) mi aveva già fatto apparecchiare la tavola. Sono tutti autoconclusivi, ma quel college nel New England è sempre la base di partenza e il focus è sempre sui 7 peccati capitali.
Con “CRAVE” chiedo all’autrice una conferma dopo la bella prova d’esordio e lei che fa? Si mette ai fornelli. E non solo in senso letterario perché Ronan Kane è uno chef con stelle Michelin stracciate e mandate al macero, ma mette sul fuoco le lettrici stesse e Mia Turner sulla bilancia. Siete pronte al menù degustazione e poi alla conta delle calorie?
Ci sono molti modi per esprimere la dipendenza, il desiderio, l’appetito, l’ingordigia: ditelo come volete, ma è la gola a chiamare questi bisogni. Parte dalla vista, dal naso, entra nella bocca e poi scende nella faringe proseguendo verso l’esofago, fino allo stomaco e all’intestino tenue e a quello crasso. Questo è il viaggio del cibo di cui Ronan conosce tutte le preparazioni, le consistenze, gli odori, il gusto e il piacere che ne si può trarre. Non è solamente un perfezionista e un meticoloso: è un tirannico maniaco del controllo. Essere inquadrati nella sua brigata non è né un’esperienza formativa e neanche l’acquisizione di crediti scolastici durante le lezioni del semestre, ma è una prova di sopravvivenza.
Lo capisce in fretta Mia che con le restrizioni, gli imperativi astringenti ci convive da una vita e che dell’invisibilità ne ha fatto il suo scudo, ma ha imparato a inghiottire le tensioni e i disagi. Ciò che non vuole, è finire sotto la lente d’ingrandimento di un uomo così intransigente, spigoloso ed ermetico. Lo ammirava e lo ammira ancora, lo spiava e si incantava a vederne i gesti sul banco della cucina; era un Dio che dominava tutti gli elementi, sia solidi che liquidi. Lo è ancora, e lei lo riesce a intravedere, anche se in rovina e condannato all’esilio.
“CRAVE” non si presenta affatto come un saggio sull’arte culinaria, ma è attraverso di essa che ci parla il romanzo: le pietanze non sono solo un’esigenza primaria, ma per Ronan e Mia veicolano ben altri concetti. Le materie prime si possono dominare o subire, governare o lasciarsi piegare, padroneggiarle o divenirne schiavi, essere i predatori o le prede. Ma è sempre la fame a smuovere tutti gli organi e tutti i sensi. La brama quando fermenta è destinata a esplodere e a non fare prigionieri.
Le aspettative, le carenze, l’eccellenza o non obliterare il biglietto per l’accesso a un sistema canonico, propongono un Ronan non tormentato, ma parecchio complesso e fallibile, restituendo una Mia tutt’altro che assoggettata o ubbidiente, ma determinata e che in pentola a cuocere non ci vuole più finire.
Devi L. Fitzgerald non è un’autrice “hot” che pensa in orizzontale con i suoi personaggi, ma è in grado comunque di portare a bollore l’acqua; è invece la loro verticalità ciò che la distingue e con un bel taglio narrativo che a me piace veramente molto. Incisiva, asciutta e contemporaneamente espressiva e mastica in modo mirabile le metafore che inserisce mai a caso nella storia. Assolutamente promossa anche stavolta.
Buona lettura care Peccatrici, il controllo del peso potete rimandarlo, ora leggete.
Moira




