Buongiorno Peccatrici,
Brrrr…Ma lo sentite anche voi, mie/i care/i Peccatrici e Peccatori, questo brivido che corre per tutta la pelle? Dite che è il freddo di queste giornate ormai autunnali? Uhmmm, sarà… a me sembra ben altro. Tipo… essere osservata dal buio, dalla foresta, o… chissà cos’altro.
Con Elena (Lena, per gli amici) Vos, giornalista del Noorder Courant, ci stiamo inoltrando nella foresta del Veenwaldt, a Eisenkart, la provincia olandese più vicina al confine con la Germania, accompagnati dal capo della polizia locale Elmar Brouwer e da un ex docente, ora gestore della biblioteca di Noordveen, Hendrik Alabers, per fotografare la St.Alder Kinderkliniek, la clinica pediatrica dove, proprio 50 anni prima, il 14/11/1956, hanno perso la vita 14 persone, in un incendio che dovrebbe essere stato un incidente. 10 bambini, più 4 adulti. Tutti tedeschi.
Che ci facevano dei tedeschi, nei Paesi Bassi, ancora, a 10 anni dalla fine della guerra? E perché gli abitanti di Eisenkart non vogliono parlare del rogo, della clinica, dei loro occupanti, e della foresta stessa?
Solo il prete della comunità ha voluto a forza organizzare questa commemorazione, con una celebrazione in chiesa a mezzanotte (!) e una processione alle rovine della clinica alle 3 del mattino (!!!). Come minimo, direi tutto molto inquietante.
E Lena deve scrivere un articolo su questo dolente anniversario, cercando di intervistare chi, tra le persone che assistettero all’incendio, è ancora in vita.
Ma quando si tratta di parlare di quello che è successo, nessuno vuol aprire bocca, tutti vogliono dimenticare, e qualcuno inizia a bisbigliare che il Male abiti tra quelle mura abbandonate, tra le fronde fittissime della foresta, nel buio che inghiotte il paesino isolato dalla civiltà del mondo moderno.
Daniele Casumaro ci porta ad esplorare una villa, con una giostra, che esiste davvero, anche se ha giurato che non ci dirà mai dove si trovi in realtà. Insieme alla villa, però, ci porta a sondare anche quello che si nasconde dietro l’orrore delle azioni umane, facendoci domandare se il dolore che causiamo possa creare dei mostri, umani, per quanto di umano possiamo considerare l’atrocità, o se con determinate azioni mettiamo le condizioni per richiamare qualcosa di talmente antico da non conoscerne nemmeno il nome. In questo caso, Haziabeld.
L’autore ci tiene incollati alle pagine fin dalla prima battuta, con un immediato ritmo serrato che non molla mai un attimo in tutto il libro, in un perfetto mix tra il thriller, con le tipiche dinamiche del genere, e la sottile (ma sempre più invadente) inquietudine dell’horror inteso nella sua versione più “bella”, concedetemi il termine.
Niente splatter a cui siamo ormai abituati con il genere, ma atmosfere cupe, personaggi che hanno le loro colpe da espiare, le ossessioni che permeano l’ambiente e che ti tengono sospesa/o tra il non voler sapere, non conoscere e men che mai confrontarti con quello che potrebbe nascondersi nell’oscurità, soprattutto dell’animo umano, e la curiosità morbosa di vedere cosa ci sia, invece, dietro quell’angolo, quella porta, quei graffi sul legno che serra una finestra, o nel profondo del bosco che circonda le case.
Una storia raccontata così bene che non sembra nemmeno di leggerla, ma di viverla, essere all’interno dell’azione, di condividere con Lena le sensazioni che la portano dal voler andarsene al più presto da quel luogo che sembra dimenticato da Dio, al voler restare per aiutare chi sta cercando l’autore di passati e attuali morti che si sono trovati sul cammino di questa celebrazione.
Uno stile diretto, brillante, senza la minima sbavatura ed estremamente dinamico ci fanno conoscere un autore che sa costruire una trama intrigante e vivida, con scene che oserei definire cinematografiche e passaggi da una all’altra un modo assolutamente fluido e naturale.
Ho trovato, inoltre, molto stimolante la riflessione che ci invita a fare con questa storia, e che invito voi, a mia volta, di trovare tra le pagine di questo romanzo che reputo assolutamente eccezionale.
E sappiate che se è vero che tutti i miei invitati mi dicono che cucino bene, non è affatto facile, di contro, accontentare il mio palato.
La vostra Nelly vi lascia gustare questo libro in santa pace, e vi da appuntamento alla prossima storia, che ci porterà chissà in quali altri posti.
Magari, speriamo, in foreste meno oscure di questa.
Si ringrazia vivamente (è proprio il caso di dirlo, eheheh) l’autore Daniele Casumaro e la casa editrice Vesperion per la copia gentilmente concessa in collaborazione con Peccatrici Librose per questa recensione stilata senza la minima traccia di AI. Le uniche tracce, in questo libro, sono quelle da seguire verso (o da?) la St.Alder…
Nelly




